Il seguente lavoro di tesi nasce a seguito delle ondate di occupazioni in tutta Italia a scopo abitativo ad opera di composizioni sociali molto vaste che a Napoli hanno avuto la propria declinazione con la campagna contro la dismissione del patrimonio pubblico e per il diritto all’abitare “Magnammece O Pesone” (acronimo M.O.Pe.) Si è utilizzato pertanto un approccio genealogico: uno studio e una ricognizione storica del fenomeno dell’emergenza abitativa rilevando e approfondendo alcuni eventi precisi, che hanno generato conflitti sociali e politici. La tesi muove le proprie argomentazioni attraverso cinque linee di ricerca: 1. L’ espansione urbanistica di Napoli, storicamente dovuta ad alcuni fattori di spinta verso la cintura urbana che si sono rilevati determinanti per la conformazione stessa della città. Nel testo sono menzionati diversi piani urbanistici che nel tempo hanno dettato le direzioni edificatorie della città. Altro fattore analizzato sono state i vari movimenti demografici della popolazione napoletana che indirizzandosi verso le nuove periferie urbane, hanno concretamente ridisegnato gli spazi abitativi della città. Un terzo elemento risiede nei movimenti sociali cittadini che in diverse occasioni, hanno mobilitato numerosi cittadini dal centro della città verso gli alloggi appena terminati nelle periferie e non ancora assegnati. 2. L’entità delle mobilitazioni dei movimenti sociali si è storicamente complessificata e strutturata nel tempo. Le richieste e le vertenze dei movimenti sociali nel tempo si sono articolate in base alle esigenze di vita e di esistenza all’interno dei neo-nati spazi urbani e si è passato così dalla rivendicazione del diritto alla casa per vivere nella città di Napoli alla rivendicazione di una nuova concezione del diritto all’abitare nella metropoli. Non è più solo l’accesso alla casa al centro delle richieste dei movimenti sociali popolari, ma anche la presenza dei servizi sociali e pubblici all’interno dei quartieri e tra i quartieri per una visione più umana e sociale delle enormi città che si sono andate delineando nel tempo. 3. Nell’arco di tempo preso in considerazione dalla ricerca (1950 - 2015), la fascia di popolazione colpita dall’emergenza abitativa è divenuta sempre più ampia e ha coinvolto larghe fette della popolazione inurbata. Sin dagli anni ’50 la popolazione in difficoltà abitativa non era solo quella sottoproletaria, ma coinvolgeva la classe lavoratrice operaia e impiegata nell’industria locale. Il problema dell’abitazione non coinvolgeva solo la popolazione appena emigrata dalle campagne, ma anche quella già residente nella città che aveva subito la crisi del settore manifatturiero o che cominciava ad allargarsi numericamente e le nuove generazioni di abitanti della città. 4. Le politiche abitative attraverso diverse leggi (la 165 del 1938; la legge 715 del 1950, la 167 del 1962; la 865 del 1971; la 219 del 1981) hanno favorito in misura maggiore costruttori, speculatori edilizi e privati; inoltre, attraverso la licenza di nuovi spazi edificabili hanno utilizzato in modo sconsiderato gli spazi pubblici. Le leggi per l’edilizia residenziale pubblica infatti, furono varate con sostanziali modifiche rispetto alle aspettative iniziali ed hanno favorito nei fatti l’acquisizione delle case in proprietà privata a scapito dell’uso sociale e temporaneo degli alloggi popolari. L’edilizia pubblica inoltre fu utilizzata per l’acquisizione delle case a riscatto privato attraverso delle agevolazioni alle cooperative di costruttori. Successivamente la trasformazione delle cooperative di costruttori in cooperative a proprietà individuale diedero la possibilità di vendita degli alloggi del singolo proprietario. L’assegnazione permanente e l’ereditabilità dell’edilizia pubblica non hanno risolto l’esigenza abitativa. 5. L’emergenza abitativa persiste tuttora nella città di Napoli e in tutto il Paese, e porta con sé non solo le problematiche abitative preesistenti, ma coinvolge
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