Milano, 1979. Un ricco aristocratico trentanovenne, protagonista
della scena mondana e stimato scienziato di fama internazionale, è
accusato del delitto del patrigno e dei due cugini. Ci sono tanti
indizi, ma nessuna prova certa. L’indagine rivela che egli non era
nulla di ciò che sosteneva essere, smascherando un’intera vita di
menzogne. Lui giura la sua innocenza. Al processo si difende con
lunghi monologhi, offrendo ricostruzioni particolareggiate che
dipingono scenari surreali. La sua versione dei fatti è giudicata
«una storia assurda, un racconto a cavallo tra fantasia e
politica». Gli scatti del tempo mostrano un uomo statuario,
elegantissimo, lo sguardo fiero e i modi spacconi, mentre accoglie
la sentenza con un sorriso sprezzante, ben visibile sotto dei
curatissimi baffi a manubrio. È condannato alla pena di due
ergastoli. Maggio, 2015. Da un’inchiesta della Procura di Parma,
tra spregiudicati petrolieri albanesi e alti funzionari dell’Arma
corrotti, emerge la figura di un misterioso mediatore, un conte
pluriomicida uscito di prigione dopo trentaquattro anni di
detenzione. Chi è davvero Eugenio De Paolini Del Vecchio? Uno
scaltro criminale senza scrupoli oppure un agente segreto sotto
copertura, pronto a rischiare la sua stessa vita per il bene del
Paese? Siamo entrati in contatto con lui, attratti dal racconto
della sua sconcertante esistenza, siamo approdati su una terra
dove le distanze tra realtà e finzione, bene e male, si sono
assottigliate tanto pericolosamente da confondersi l’una
nell’altra...
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