Ivana è seduta su una panchina del parco, immersa nei suoi pensieri. Sfoglia svogliatamente una rivista, fa lo stesso con i messaggi sul cellulare. La sua vita non sembra particolarmente eccitante.
Intorno a lei, al contrario, il mondo è pieno di vitalità: bambini che giocano con il pallone, bimbe che, in gruppo, si raccontano animatamente la giornata, …
Daniela riesce ad ascoltare pezzi di frasi che i bambini si dicono:
"Vi faccio vedere io. Iniziate a correre, io vi catturo e…"
"Chi arriva ultima paga…"
"Contiamoci, vediamo se siamo tutti e così possiamo iniziare a giocare. Allora: 1, 2, 3, 4,…"
Quelle frasi, per qualche strano motivo, risvegliano in lei dei ricordi, tutti legati al periodo nazi-fascista. Scene ambientate nei lager tedeschi, nei ghetti durante i rastrellamenti. All’improvviso, come se tutto acquistasse un senso, le parole sentite dai bambini le riascoltiamo pronunciate dal nonno di Ivana, quando, 30 anni prima, lui, sopravvissuto ai campi di sterminio, raccontava alla nipote, davanti al camino della casa di campagna, le cose viste in quei maledetti campi.
Hanno risvegliato quei brutti ricordi e ora Ivana non vuole che lo stesso accada a quei bambini. È una Maestra elementare e organizza con i suoi piccoli allievi una “giornata del ricordo” per parlare con loro degli orrori che quel periodo ha portato in tutto il mondo, con un solo obiettivo: che non resti SOLO UN RICORDO.
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